3 errori comuni nei siti dei freelance (e come evitarli)

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La maggior parte dei siti dei freelance comunica male, dice troppo o non dice niente. Qui trovi i tre errori più comuni e il modo più semplice per non farli mai più.

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Se c’è una cosa che ho capito costruendo siti per freelance, tutor, creativi e creature mitologiche varie, è che il problema non è “non so fare un sito”.
Il problema è tutto il casino che un freelance si trascina dietro prima ancora di aprire WordPress: idee confuse, bio che sembra scritta sotto ricatto, pagine che non dicono nulla a nessuno.

E no, non serve essere designer per evitare certe trappole.
Basta un minimo di lucidità… e la voglia di non sembrare un curriculum del 2004.

Ecco i tre errori più comuni (più uno bonus, perché mi piacciono i finali sporchi).

Parlare come se stessi facendo un tema d’esame

Il 90% dei siti dei freelance suona così:

“Offro servizi professionali di alta qualità, personalizzati sulle esigenze del cliente e orientati al risultato finale.”

Mariolin de' Mariolini- - Founder di un altro sito WordPress dimenticato da Dio

Bello.
Pulito.
Neutro come un frigorifero spento.

Il punto è che nessun freelance parla così. È la lingua dell’ansia da prestazione: “Devo sembrare professionale”.
Risultato? Sei identico a tutti gli altri.

Come evitarlo

Scrivi come parleresti davvero con un cliente sveglio, non come se dovessi farti correggere un elaborato in classe.

Sii chiaro.

Sii diretto.

Togli la formalità tossica.

Metti un briciolo di identità (basta un 5%, non devi fare cabaret).

La professionalità non è la rigidità. È la chiarezza.

Pensare che più roba = più valore

Molti freelance costruiscono il sito come chi arreda casa con IKEA:

Una cosa qui.

Un’altra che non serve lì.

Una sezione in più… perché boh.

Il risultato è un sito che sembra dire:

"Non so cosa vuoi da me, quindi ti metto tutto, così qualcosa troverai."

Troppi blocchi, troppe sezioni, troppe parole.
È una forma di insicurezza, della serie: “Se dico poco, sembra che so fare poco”.

Come evitarlo

Taglia, taglia, taglia.

Un freelance non ha bisogno di:

14 servizi

8 pagine

5 paragrafi per spiegare chi è

Un carosello che gira a caso

20 foto stock con gente che ride puntando il dito

Ma anche basta…anzi, forse questo è quello che davvero basta:

un problema → una soluzione → un processo → una CTA.

Un attimo di pausa.

Se quello che stai leggendo ti sembra utile, immagina cosa può fare un sito costruito con lo stesso approccio.

Non dare una direzione chiara

(l’utente finisce la pagina e cade nel vuoto cosmico)

Questo errore è ovunque: arrivi in fondo alla pagina e ti sembra di essere atterrato sul bordo di un burrone.

Zero pulsanti.
Zero inviti chiari.
Zero percorso.
Solo un enorme “mah”.

Il problema è che molti freelance credono che “se al cliente interessa, troverà da solo cosa fare”.
Sì, certo.
Come no.
Gli utenti non esplorano: scivolano. Non a caso in inglese si dice che nell’internet si surfa e, in italiano, che ci si naviga. E se i poveri utenti non trovano un appiglio, scivolano, si, ma via, lontano da te.

Come evitarlo

Decidi qual è l’azione finale che vuoi far fare, UNA sola:

Contattarti?

Compilare un form?

Vedere i prezzi?

E piazzala lì, senza timidezza e senza tentennamenti.
La chiarezza non è aggressività.
È solo rispetto per il tempo di chi legge.

Bonus: un sito che non somiglia a chi l’ha fatto (identità evaporata)

Qui non parlo di estetica.
Parlo di coerenza.

Questo non è l’errore più frequente, ma è quello più triste.
Vedi persone con personalità forti, idee chiare, punti di vista interessanti… e poi il loro sito sembra scritto da un bot aziendale sotto ansiolitici.

Tutto neutro.
Tutto educato.
Tutto innocuo.

È la sindrome del “non voglio disturbare nessuno”, che applicata a un sito significa: sparire.

Come evitarlo?

Non serve diventare teatrale o costruirsi un personaggio. Basta smettere di parlare come un’azienda anonima.

Usa un tono che ti appartiene, spiega come lavori in modo diretto, mostra perché fai certe scelte invece di elencare funzioni come un catalogo. Un minimo di personalità, anche solo un dettaglio, un modo di dire, un frammento del tuo sguardo sulle cose…è sufficiente per far capire che dietro il sito c’è una persona vera, non un modulo prestampato.

E questo, da solo, cambia tutto.

 
 
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